SOTTO L'ALBERO DEI LIMONI

(Gorée Editore - Siena)

Illustrazioni di GUIDO BASSANI

IL TESTO
Il racconto è dedicato ai miei tre nipotini: Guillaume, Emma e Federico.
“Sotto l’albero dei limoni” scorre sul crinale di una affabulazione sempre in bilico tra l’allegoria della favola e le contraddizioni della realtà sociale contemporanea. È una favola perché protagonisti sono animaletti di cortile, un manipolo scombinato di gatti europei che, in compagnia di un bastardotto obeso e piuttosto attempato,  stazionano pigramente sotto un albero di limoni in attesa che il piccolo Matteo torni da pesca e riempia le loro pappiere con succulenti e appetitosi bocconcini. Ma è anche  la storia delle quotidiane migrazioni che si affacciano alla finestra dell’Occidente, scardinando sicurezze e le assuefatte certezze di un sereno, consolidato, benessere.
Infatti, ecco comparire l’imprevisto: Gya, una gattina siamese dalla voce roca e la coda a torciglione che Matteo salva dal naufragio di un gommone di migranti clandestini e decide di ospitare nel suo giardino. Ovviamente nascono repentine diffidenze, paure, perplessità ed angosce. I gatti del cortile si coalizzano per emarginare l’intrusa, annusano rischi, preconizzano sciagure: malattie, furti, altre invasioni indesiderate.
Solo Pol, il bastardotto obeso, ha qualche gesto di accoglienza, ma Pol è un cane, un cane per modo di dire, ma pur sempre un povero cane, non ha certo il nobile segno d’appartenenza etnica dei gatti.       
Poi il fatto inconsueto. Un’aquila rapisce una nidiata di gattini e nel cortile si scatena il panico, mai vista una cosa simile: “Ecco cosa succede quando tra noi arriva certa gente da non si sa dove”. Ma bisogna fare qualcosa, decidersi in fretta e la truppa, in quattro e quattr’otto, organizza una spedizione verso le altissime montagne dell’aquila per cercare di liberare i gattini catturati. Anche Gya, nonostante tutte le perplessità, alla fine decide di accodarsi al gruppo.
Partono, incomincia il viaggio

              E i viaggi sono sempre pieni di incognite, riservano sorprese d’ogni genere. I nostri eroi s’imbattono nella loro stessa storia, o meglio, in ciò che può rappresentare e significare la loro storia attraverso la lettura dei mezzi di comunicazione di massa. Incontrano il Fatto, l’episodio in sé, l’antefatto e la genesi del rapimento, ma incontrano anche la Notizia, il gossip mediatico che spesso travisa il Fatto stesso per generarne altri o colorirlo di particolari inventati di sana pianta; insomma la manipolazione della verità per una insana morbosità scandalistica o per la semplice ambizione di dimostrare di “saperne di più”, di possedere fonti informative più attente, di sovrastare la “concorrenza” con particolari più dettagliati prescindendo, a volte, dalla verifica di attendibilità e dalla documentazione.
Ed infine incontrano lo Scoop, l’opportunismo giornalistico, il saper cogliere il momento e l’intrico della storia per “fare cassetta” ad ogni costo; l’avido desidero di trarre profitto da eventi e sciagure.
Chiusa la parentesi mediatica, i nostri eroi riprendono il bandolo della loro ricerca e si rimettono in cammino. S’imbattono ancora in altre incredibili avventure ed altre difficoltà  fino a quando, grazie a Gya e a Pol…
Ma a questo punto la favola non si fa più favola e diventa cronaca, storia di vita vissuta; ne possiamo conoscere il seguito attraverso le pagine dei nostri quotidiani, o le rubriche della radio e della televisione. Sono fatti che appartengono ad ognuno di noi e che ci accompagnano, ogni giorno,  lungo le strade del nostro cammino.

 
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