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I colori incisi nel vento

Alessandro Poma - Autoritratto

Nel cromatismo delle sfumature a pastello ho sempre rintracciato le anse del vivere in sottovoce, il palpitare della confessione, il confine con i chiaroscuri dell’animo; più ancora che con l’invadenza decisa dell’olio o di certe tempere, per non parlare della robusta corteccia degli acrilici. È così che ho sempre letto i pastelli di Degas e Severini, ma soprattutto, è così ho sempre letto il mio amore per il velo di luci e colori con cui Odilon Redon sapeva avvolgere l’incanto delle sue visioni, come se volesse difenderle dall’assalto dei suoi ossessivi turbamenti notturni.

Con questo background mi sono ritrovato sulle immagini di Alessandro Poma in occasione di una presentazione delle sue opere nella Sala mostre del Comune di Courmayer nel dicembre del 2005.


Alessandro Poma è il ritratto emblematico dell’artista schivo e solitario; discendente di una famiglia biellese benestante, intesse con l’arte un rapporto di aristocratica introspezione.

 

 

Armento all'abbeveratoio - 28x45 pastello su carta

Macchia di fiori e fogliame gialli e rossi
55x76 tecnica mista

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La sua eleganza, anche fisica, riporta alle immagini vagamente elitarie di Degas, ma tanto Degas scrutava ironicamente (o maliziosamente?) immagini di donne alla toielette o  la mondanità degli ippodromi parigini o di struggenti interni cittadini, Alessandro Poma prende la sua cassetta colma di pastelli e si apparta, con tipica meditazione subalpina, tra le cime solitarie delle sue montagne.

 

 

E qui,  tra scorci di vette ancora innevate, tra campanature di praterie fiorite e baite abbandonate, raccoglie i colori sospinti dal soffio impalpabile del vento e li trasforma in bellissime immagini d’incanto

Fiori: margherite sul ciglio della primavera, rododendri dischiusi in un refolo d’aria, il palpito azzurro di una farfalla che si posa sopra la solitudine delle montagne.


Rododendro e Monte Bianco
26x45 pastello su carta

Cavalli e bovini a Maccarese (Fiumincino)
25x32 pastello su carta

Alessandro Poma attraversa le correnti artistiche di fine ed inizio secolo mantenendosi sempre coerente con le sue convinzioni naturalistiche; il segno di Delleani, di cui fu allievo, lo accompagna per tutto il suo itinerario poetico ed artistico nella costruzione del suo mondo esclusivo di colori e sfumature incise nel vento e nei segreti delle visioni più remote dell’animo

 

Oggi, mezzo secolo dopo la sua scomparsa, Alessandro Poma viene riproposto all’attenzione della critica grazie all’impegno del nipote Ludovico Berardi che si è fatto promotore per il giusto posizionamento artistico del pittore nella storia dell’Arte italiana del secolo scorso.
         E per coloro che volessero saperne di più, si consiglia una piacevole, documentata lettura della monografia curata dal nipote Lodovico Berardi e pubblicata nel 2010 da Polistampa di Firenze

Biografia

 

L’Alfa di Alessandro Poma è a Biella Piazzo, il 22 febbraio 1874, l’Omega a Courmayeur, l’11 ottobre 1960. Le restanti lettere dell’alfabeto lo vedono a Torino e a Roma, a Piano di Sorrento e, ovviamente, un po’ qua e là per l’Italia dove espone le sue opere: alla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino ( 1996, 1897,1898, 1900) a Venezia alla Esposizione Internazionale (1903), a Roma alla Esposizione Internazionale di Belle Arti della Società Amatori e Cultori (1905), Milano alla Mostra Nazionale di Belle Arti (1906)…  e poi Latina, Napoli, Palermo, naturalmente in Val d’Aosta, dove passa gli ultimi anni della sua vita.

Duna nei pressi del mare di Maccarese
25x35 pastello su carta

Rododendro a "candelabro"
34x46,5 pastello su carta

Nel 1905 un suo quadro viene acquistato da Vittorio Emanuele III al prezzo di milleduecento lire… Della sua opera si sono interessati, tra gli altri: Egidio Maria Eleuteri, Cecilia Pericoli Ridolfini, Maria Luisa Reviglio della Veneria, Maurizio Calvesi Pier Andrea de Rosa, Bruno Molajoli, Lodovico Berardi…
Di notevole interesse la recente monografia edita da Edizioni Polistampa (2010) “Alessandro Poma 1874- 1960” a cura di Lodovico Berardi e Maria Luisa Reviglio della Veneria, ricca di documentazione iconografica e critica.

 

 

 

Valico nella neve
28x38 pastello su carta

Autunno
40x70 pastello su carta

Alcuni commenti critici


Significativo è il confronto tra la sua costante operosità, sempre intesa alla ricerca, senza acquietarsi nel mestiere né cedere alla maniera, e lo schivo sdegnoso isolamento nel quale volontariamente si chiuse negli ultimi decenni della sua lunga vita
Bruno Molajoli

Alessandro Poma è tra i più genuini pittori di paesaggio, da lui interpretato con le più varie sinfonie cromatiche…
Cecilia Pericoli Ridolfini

Il profondo amore per la natura, costituisce il filo rosso sotteso ai suoi tanti pastelli
Virginia Bertone

La sua pittura, misurata ma dinamica nei tagli compositivi, sensibile ed emotiva nel tratto, vibrante nell’uso ora sobrio ora ricco di colore, ha momenti di straordinaria intensità.
Maurizio Calvesi

I pastelli paiono accendersi di subitanei bagliori, gemme esplose nell’aria, epifanie di luci e di tinte
Pier Andrea de Rosa