"... Non solo Poesia..."

Biografia:

Valentina Incardona è nata a Genova il 22/02/1984. Presso l'Università degli Studi di Genova ha conseguito laurea triennale e specialistica in Letterature e Civiltà Classiche, rispettivamente nelle materie di Cultura dell'Età Romanobarbarica e di Letteratura Latina Medievale, con una valutazione di 110/110 e lode e dignità di pubblicazione.
È la promotrice dell'iniziativa denominata “Operazione San Ruffino”, finalizzata alla tutela del patrimonio storico, artistico, culturale ed ecologico, attraverso il recupero dell'antico complesso ecclesiale di Cerendero (AL) legato al monachesimo colombaniano.
Dal 2002 a oggi ha conseguito numerosi premi nazionali e internazionali di poesia (in lingua italiana, vernacolo genovese e piemontese), di narrativa e di fotografia.
Dal 2006 collabora con il Sito Internazionale di Arti e Lettere “DictaMundi” (www.dictamundi.net).

Valentina Incardona (a cura di), «Tito Livio Frulovisi. Claudi duo. Edizione critica, traduzione e commento», Teatro umanistico (Collana diretta da Stefano Pittaluga e Paolo Viti), SISMEL – Edizioni del Galluzzo, Firenze 2011.

 

Seconda delle sette commedie scritte in latino dall’umanista Tito Livio Frulovisi, i Claudi duo furono rappresentati a Venezia nel 1433. La genesi dell’opera, ambientata a Ravenna, è legata all’attività di insegnante che l’autore svolse nella prima metà del Quattrocento nella città lagunare e, oltre a manifestare una chiara finalità pedagogica e morale, rappresenta l’esito dell’impegno filologico di Frulovisi nella ripresa di forme, strutture e contenuti dellapalliata, ma anche della tradizione classica in senso più ampio, fino a riecheggiare, in ambito greco, opere di Aristofane e di Luciano di Samosata. Interessante per quanto concerne la sua messa in scena, la commedia costituisce una tappa significativa nella storia del teatro, in quanto fu una fra le prime opere teatrali umanistiche a essere pubblicamente rappresentata. La riflessione di carattere etico presente nei Claudi duo, di cui è indizio il titolo stesso, che fa riferimento alla caratteristica fisica di due personaggi presenti nella commedia, ovvero la zoppia, intesa, in senso traslato, come una sorta di devianza morale, si sviluppa nel corso di una dissertazione sul problema della ricchezza, che termina con l’esaltazione della virtù. Nei Claudi duo sono presenti gli elementi tipici delle commedie umanistiche del Quattrocento, gli stessi che in seguito hanno caratterizzato la tradizione teatrale europea, a partire dalle commedie erudite cinquecentesche: l’influsso della commedia classica, specie della palliata di Plauto e Terenzio, la tradizione medievale riversatasi nella novellistica e nel teatro e i fenomeni della vita reale. Il testo critico proposto, corredato di una traduzione italiana, di un commento continuo e preceduto da una introduzione in cui si dà conto delle caratteristiche strutturali e formali dell'opera, si basa sull’unico manoscritto pervenutoci, databile al XV secolo, e sull’editio princeps, priva di traduzione, prodotta dallo studioso inglese Previté-Orton nel 1932.

L'Umanista Tito Livio Frulovisi nacque a Ferrara intorno al 1400; nei primi anni del XV secolo si trasferì a Venezia, città in cui seguì tra l'altro le lezioni di Guarino Veronese e, dopo aver conseguito il titolo di notaio a Padova, svolse l'attività di insegnante e compose la maggior parte delle sue commedie in prosa, rappresentate in occasione di festività scolastiche. Dopo il 1435, a causa delle polemiche suscitate dalla messa in scena di tali opere in ambiente veneziano, egli lasciò le proprie occupazioni e iniziò a peregrinare attraverso l’Italia e l’Europa. Nello stesso anno Frulovisi dedicò a Leonello d’Este il De republica, un trattato politico in forma dialogica che gli ha garantito un posto di rilievo fra gli scrittori politici umanistici e rinascimentali. Giunto in Gran Bretagna, egli incrementò la propria produzione letteraria e si trattenne anche alla corte di Humphrey duca di Gloucester, bibliofilo e mecenate, zio di Enrico VI d’Inghilterra. Dopo diverse vicissitudini, per lo più imputabili al suo carattere particolarmente spigoloso e insofferente (che pure non mancava di curiosità, intraprendenza e risolutezza), l'autore ottenne un'abilitazione in arti e medicina a Tolosa; esercitò quindi la professione di medico, dapprima a Barcellona e successivamente a Venezia, dove fece ritorno ed è probabile che rimase sino alla morte, avvenuta forse intorno al 1463.

Del genere teatrale sviluppatosi in epoca umanistica ci è pervenuto un corpus di opere, in parte ancora inedite o pubblicate in edizioni cinquecentine, del quale non è stata ancora realizzata un’edizione complessiva. La collana «Teatro umanistico» diretta da Stefano Pittaluga (Ordinario di Letteratura Latina Medievale e Umanistica presso l'Università degli Studi di Genova) e Paolo Viti (Ordinario di Filologia Medievale e Umanistica presso l’Università degli Studi di Lecce) si prefigge lo scopo di colmare tale lacuna, pubblicando edizioni critiche dei testi corredate di introduzione, traduzione italiana e commento, basate su rigorosi criteri filologici che permettano un'analisi esaustiva delle peculiarità formali, linguistiche e contenutistiche del genere.

Nota di Valentina Incardona

 

 

Il Patrimonio Architettonico dell'Arcidiocesi di Genova - Agenda 2012
Testi a cura di Valentina Incardona
Ed. Il Cittadino - Genova

Dall'introduzione:

«L'Agenda 2012 edita da Il Cittadino–Grafica Buona Stampa propone un itinerario ideale attraverso i luoghi di culto più significativi che si ascrivono al patrimonio architettonico dell'Arcidiocesi di Genova, con particolare attenzione alle sedi parrocchiali dei ventisei Vicariati in cui essa è suddivisa e ai maggiori oratori ubicati nelle aree di sua competenza.
I testi di cui l'Agenda è corredata passano in rassegna complessi ecclesiali di notevole valore artistico e architettonico che si configurano come luoghi emblematici tanto per la storia quanto per la tradizione culturale e religiosa della Diocesi di Genova, tangibilmente radicata sui territori posti sotto la sua giurisdizione ecclesiastica, che annovera in massima parte distretti liguri, ma anche alcune aree piemontesi del cosiddetto Oltregiogo, per quanto concerne numerose comunità parrocchiali sorte nelle zone della Valle Scrivia* e di Gavi.
Già da una visione d'insieme della città di Genova, del suo Centro Storico e dei rioni limitrofi, si apprezza l'immagine di un suggestivo assetto urbanistico ampiamente punteggiato da maestosi e svettanti edifici di culto che si individuano all'interno di un fitto reticolato di palazzi e di strade. E altre chiese torreggiano nei centri abitati extraurbani, contornate da un tessuto edilizio via via più esiguo, mentre altre ancora, magnifici e imponenti prodotti di architettura sacra ovvero minuscole e isolate chiesuole campestri, si distinguono a mezza via fra una costellazione di paesini rurali o sulla sommità di un crinale montano. La Cattedrale di San Lorenzo e altri splendidi edifici religiosi del Centro Storico genovese, incastonati fra un groviglio di caruggi, non meno di molte altre chiese presenti sul territorio sono caratterizzate da un raro fasto architettonico e decorativo, specchio delle culture che hanno attraversato la storia locale, determinato anche dall'influsso dell’oligarchia che detenne il potere economico e politico sulla città di Genova e su alcune aree del Genovesato e del Basso Piemonte.
I testi qui proposticostituiscono spesso soltanto degli spunti in merito a capolavori di architettura cultuale che, talvolta nella convivenza e nella stratificazione di stili differenti, rispecchiano sia le peculiarità espressive con cui, nel susseguirsi delle epoche, è stato concepito il mistero della fede sia i tentativi storici di dare forma allo stesso, nonché lo spirito di elevazione che, nella sua vastità, l'architettura è in grado di comunicare. La storia della comunità cristiana si legge anche attraverso la storia dei luoghi ad essa deputati, ritenuti degni di ospitare il sacro e di perpetuare la liturgia eucaristica: dal solenne rigore degli edifici romanici, passando attraverso la magnificenza rinascimentale e la fortunata stagione dello sfarzo barocco (significativi esempi di quella produzione architettonica e artistica che rese Genova illustre in tutta Europa), fino alla novità di forme post-conciliari moderne e talora ardite, non di rado condotte all'estrema semplificazione simbolica. Oltre a un mistico senso di spiritualità e di raccoglimento, in ogni singola sede di culto della Diocesi si coglie il trascendente insito nelle opere d’arte sacra e, attraverso precisi riferimenti alla Croce, ornamenti allegorici e vertigini luminose, è costantemente evocato il mistero trinitario.
L'affascinante e composito patrimonio diocesano merita di essere apprezzato non soltanto per il pregio delle soluzioni architettoniche e tecnologiche che connotano i complessi ecclesiastici e per l'inestimabile valore del corredo artistico conservato negli stessi, ma anche per la grande rilevanza culturale, storica e antropologica che lo contraddistingue. Un simile patrimonio di straordinaria entità necessita senz'altro di una adeguata tutela conservativa sia dal punto di vista strutturale sia da quello della memoria e della valorizzazione di una ricca tradizione locale di fede, non da ultimo perché, come l'Arcivescovo Angelo Bagnasco stesso ha ricordato, “ogni espressione ecclesiale annuncia la speranza che è Cristo”».

* Fra le realtà parrocchiali appartenenti al Vicariato della Valle Scrivia è presente anche la Chiesa di San Ruffino sorta in località Cerendero (Alta Val Borbera – AL), un edificio storico di origini medievali legato al monachesimo colombaniano, del cui progetto di recupero e di riqualificazione, orientato fra l'altro anche a una opportuna promozione del territorio e a una favorevole ricaduta per la modesta economia della zona, al momento però purtroppo ancora in una fase di inspiegabile quanto preoccupante stasi, il Sito DictaMundi già da diversi anni ha dato ampiamente risalto e comunicazione (si veda in proposito http://www.dictamundi.net/Sanruffino/Chiesacerendero.html).

 

Così la stampa
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