Pier Luigi Coda: “Sotto l'albero dei limoni”, Gorée Editore, Siena, 2009.

 

Prosa tersa e cristallina, struttura narrativa coerente, vere pagine di "letteratura" per grandi e piccini che si distinguono nel panorama di una produzione per l'infanzia di desolante banalità.
Geniale!
(Commento a cura di Phlox)

“Prima di scavalcarlo guardò per l'ultima volta l'albero di limoni, con le sue foglie verdi ed i frutti gialli che brillavano contro l'azzurro del cielo”.
Nell'avventura di Gya, la gattina siamese protagonista del racconto, l'autore coglie e traspone il cromatismo, stile pittorico in cui il colore ha funzione preminente, nell'”altrove” intimo e profondo dei sentimenti e delle emozioni che ciascun protagonista sente ed esperisce a contatto con l'estranea micina del Nepal che si trova, senza volerlo, né deciderlo, a vivere in un giardino a ridosso del mare, ivi condotta dal pescatore Matteo.
Da contraltare al mare, di cui par quasi sentire il profumo di salsedine scaturire tra pagina e pagina, la montagna e la roccia bianche e fredde, impervie e svianti quanto gli animi e i cuori dei numerosi gatti della colonia del giardino che solo dopo un po' di tempo, accoglieranno Gya in tutta la sua diversità non più intesa come distanza e divario, piuttosto come dono prezioso e presenza determinante nella risoluzione di un evento altrimenti tragico.
Sullo sfondo, un legame unico e specialissimo, inatteso ma subito gustato nel riconoscersi “a pelo”: Gya e Pol (il bastardino di casa) legati in un vinculum che andrà oltre la “contingenza”, oltre il tempo, oltre l'incontro siglato da un inizio e una fine.
Il racconto “esce” dalla cerchia dei giovanissimi lettori cui parebbe esclusivamente destinato per “schizzare” dritto verso il mondo di tutti quegli adulti “pronti ad affrontare nuovi rischi e nuove imprevedibili emozioni, ovunque li accompagni la fortuna” con il tocco brioso e spumeggiante tipico dei fanciulli e dei ragazzi d'ogni tempo e generazione
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(Commento a cura di Cristina Raddavero)

"Un libro sorprendente che mi ha incantata".
(Commento di Nadia Blardone - Dirigente scolastico - Torino)

Tanto la trama quanto il tessuto stilistico dell'opera presentano una complessità particolare e degna di nota, dal momento che problematiche attuali e di grande risonanza come il fenomeno dell'integrazione tra popoli e il rischio dell'alterazione mediatica delle notizie, che per la quasi totalità del testo sono esternate attraverso strutture e modalità espressive classiche, nella sezione centrale della narrazione sono veicolate invece da una forma prosimetrica alquanto inusuale nel repertorio favolistico tradizionale.
Oltre ad alcuni echi tematici ariostei, anche un puntuale gioco allusivo alle favole fedriane può ascriversi all'impianto di tipo classico del racconto; l'Autore tende infatti a uniformarsi a quelle che sono le caratteristiche distintive e le componenti fondamentali della fabula romana: la delectatio, la brevitas e la varietas. Così come le opere del favolista latino, anche la narrazione proposta in Sotto l'albero dei limoni, a sua volta metaforico specchio della realtà quotidiana, unisce un'arguta ironia a una vena di polemica amarezza.
Notevole è l'approfondimento psicologico dei personaggi; la maggior parte di essi appartiene al regno animale, del quale viene offerto un catalogo assai articolato e variopinto, ma compaiono anche brillanti personificazioni di concetti astratti, che introducono le sezioni del testo più originali, innescando altresì meccanismi narrativi inattesi, corroborati da soluzioni lessicali sorprendenti e oltremodo efficaci. 
Come solitamente avviene nel genere favolistico, la società degli animali, rigorosamente divisa in classi che in apparenza non concedono alcuna via d'uscita, si configura come una proiezione conforme di quella degli uomini. Nel testo la rappresentazione oggettiva dell'azione animale è puntualmente affiancata dall'intervento dell'Autore che, più o meno celatamente, soprattutto attraverso una particolare cura dei dialoghi e dell'aggettivazione, indirizza il lettore verso una chiave interpretativa di elezione.  
Per quanto quasi totalmente assente dalla vicenda, l'uomo getta un'ombra lunga sull'intera storia; della sua presenza, perentoria e nociva, si ha un chiaro sentore per quanto concerne diversi aspetti della realtà contemporanea. Fra questi un ruolo di rilievo è riservato ad esempio allo snobistico atteggiamento di superiorità nei confronti dello straniero, il diverso che, sin dalla più antica e consolidata tradizione dionisiaca (a sua volta di matrice classica), rappresenta un elemento destabilizzante, fonte di sospetti e di timore per chi gli sta attorno (che poi immancabilmente se ne serve in qualità di risorsa fuori dal comune); il pericolo della manipolazione psicologica legato all'enfatizzazione mediatica, spesso degna di adeguata demistificazione; gli esiti di un atteggiamento spregiudicato nei confronti delle dinamiche ambientali.
Il lessico, particolarmente curato ed elaborato, si presta a una fruizione gradevole e fluida, specie in relazione alle numerose descrizioni paesaggistiche dal sapore poetico.
In linea generale, il racconto presenta uno spaccato di vita, con le piccole-grandi battaglie concrete del quotidiano che, di volta in volta, giungono a pungolare la sfera più intimistica dei personaggi, suscitando in loro attese, timori e aspirazioni sempre nuove.
Nel finale, aperto e in linea con la consuetudine letteraria dell'Autore, è evidente un orientamento alla speranza, che addirittura si fa monito e inno di grande sprone, esplicitamente esternato per bocca del personaggio de «Il Sogno», il quale caparbiamente afferma: «... sono il tuo Sogno... Quando nel tuo cuore e nel tuo animo si affaccia l'ombra delle delusione, io ti riporto la speranza, quando il dubbio ti fa inciampare, io ti rialzo ridandoti la certezza. Nei momenti di sconforto mi siedo al tuo fianco e ti porto consolazione... io ti incoraggio. Quando vuoi rinunciare al tuo sogno io ti dico: non ti arrendere... provaci sempre, non desistere».  
(Commento a cura di Valentina Incardona
)

“Ripensò alle parole del suo sogno: bisogna sempre avere coraggio e provarci”.
Questa la conclusione di Gya, una sinuosa gattina siamese dall’aria tenera, dotata di una determinazione ferrea. Quanti hanno sognato (con ragione) di possedere un esemplare simile? Pier Luigi Coda si è già cimentato in libri per ragazzi, nei quali gli animali avessero una parte preminente.
Il racconto “Sotto l’albero dei limoni” è ambientato in parte sul mare, in parte in un giardino dove, per l’appunto, un albero di limoni dall’intenso colore assume un simbolico significato di rifugio, di riparo, di concentrazione di confidenze, oltre che di programmi per il futuro. Protagonista è, naturalmente, il bel felino dagli aristocratici baffi, naufragato fra onde minacciose, dopo aver perso la sua famiglia di umanidi. Sola, salvata da Matteo, in stato di semincoscienza per il digiuno, la sete, lo sgomento dell’abbandono, anche se forzato, Gya si può permettere di seguire la voce del cuore, ributtando in acqua il pescato del giorno: l’acciuga Beatrice, il polpo giocherellone di nome Giotto, con l’altruismo di chi supera la propria sofferenza fisica e morale per alleviare le pene altrui. Lo scotto sarà doversi trovare, poi, a divorare una bella porzione di pasta al pesto (aglio e basilico alla ligure) in luogo di… un misto “totani, acciughe”, in assenza di uno spezzatino di yak, tipico dei suoi posti. Importante, anzi, fondamentale la pianta del giallo, succoso agrume, tipico del Mediterraneo, che esplode in Liguria con frizzante fragranza. Proprio lì, in quell’angolo di Paradiso, dove i quattrozampe esibiranno, ahimè, i difetti, i pregi oltre alle piccole invidie o alle remore dei bipedi, maturerà un piano di ammirevole solidarietà tale da indurre Gya ad organizzare una spedizione, cui la indurrà un fatto di coscienza: individuare il nascondiglio dove potrebbero essere stati nascosti i micini di Cassandra, rapiti da un’aquila, diretta verso alte vette.
L’elegante new entry, superate le immotivate gelosie da cortile, delle quali era stata fatta oggetto al momento dell’arrivo, da naufraga sconosciuta, si metterà prima in coda, poi in testa di un inusitato drappello: Cassandra, Caio, Vanessa, Cicerone, Pol, un botolo grassoccio. Tutti pronti a collaborare…
L’Autore, in questo breve libro destinato ai ragazzi, va al di là di una semplice narrazione sugli animali; i fatti bisbigliati, ingigantiti, diversificati rispetto all’accaduto, lo scoop, le notizie che aleggiano (spesso sotto forma di gossip, qui identificati con un’attraente ragazza bionda),  sono concetti che si materializzano in immagini colme di significato.
La dignità, la volontà di riuscita, il coraggio in imprese (solo apparentemente disperate) sono qualità efficacemente esemplificate tramite iniziative di animali privi di sovrastrutture, in cui gli umani dovrebbero essere i protagonisti. La generosità disinteressata, unita agli affetti, offrirà il destro alla soluzione del grave problema poco sopra accennato.
La lingua italiana è chiara, diretta, comprensibile: adeguato ad un pubblico di giovanissimi, per le metafore riguardanti alcuni lati della società, può costituire un gradevole incontro culturale anche per gli adulti, che amino immergersi in un mondo fra realtà e fantasia, popolato da adorabili personaggi; gli eterni, talvolta contrastati amici dell’uomo, disposti a fronteggiare ostacoli con naturalezza, oltre a palesare un’acuta, imperscrutabile capacità di comprensione, sono in grado di rilanciare in mare  pesci indifesi o di raggiungere vette altissime per un atto d’estrema pietà.
(Commento a cura di Raffaella Saponaro Bragadin-Monti)