Federico Bergaglio: "Talita Kum - Sui Generis Edizioni

 

E' stato un incontro casuale quello con il libro di Federico Bergaglio. Non c'è stato un passaparola, non una lettura consigliata da amici o conoscenti. Io e il libro sulla scrivania, sul tavolo di legno della cartolibreria di Nicolò. Quel legno che se ci mettiamo a scriverlo con la L maiuscola diventa la croce che nella copertina non c'é. Ma c'è Lui, fatto uomo...
Niente croce, quasi un abbozzo di sorriso che segue la linea della testa reclinata e due palloncini rosso sangue. E se fino a oggi mi ero chiesta chi fosse Gesù nell’ottica di Nietzsche, traghettando per la storia del pensiero occidentale e non, all’interno di libri e libercoli a tema, confezionati per i più disparati usi e le migliori dritte, ecco venirmi tra le mani un libro pro-vocante  di mutate e immutabili voci, una “chiamata a rapporto”  cui sono condotta sul colossale fraintendimento che, nella storia, continua a crescere intorno al Suo nome.
Dentro una scrittura color sabbia, fascinosa di deserti esteriori non meno di quelli interiori, si struttura una trama senza trame, un tema senza temi, l’ineffabile approccio alla figura di Gesù che si “sdrottina” alfine di preservare l’universalità di un messaggio che incastonato negli schemi di una, cento, mille chiese, snatura la figura di Cristo. Se consegnato alla logica della Storia innesca travestimenti nuovi e inesauribili se è vero come vero che Gesù è spartiacque per cui tutto, dopo di Lui, dovrebbe mutare, quando, invece, tutto si riafferma: la divisione,  gli eletti, i dannati.
Sulle note di una filigrana narrativa che per molti aspetti presenta analogie con lo stile del Paul Choelo delle Valchirie, in una geografia minima che alterna l’aridità di un deserto alla via di una città, Federico Bergaglio centra il bersaglio scomodando il lettore: alla fine resta la domanda nietzschiana, il non ascrivere a Gesù nessuna morale e riconoscere che le morali via via individuate nel corso della storia dell’uomo, si affermano solo in quanto negano, sopprimono e crocifiggono Gesù.
In questa ottica, si può abbozzare il tentativo di quel Talita Kum che, diversamente, svaporerebbe nel suo pregnante significato.

(Commento di Crisitina Raddavero)