Adua Bagioli Spadi: "Il tratto dell'estensione" - La Vita Felice editore

 

Paul Klee scriveva che l’arte non riproduce il visibile, ma rende visibile.
E’ l’operazione di Adua Biagioli Spadi che ne Il tratto dell’estensione abbandona la rappresentazione della realtà a favore della realtà stessa, in un lirismo non figurativo bensì focalizzato nello slancio emotivo  ove le parole sembrano alludere a qualcosa senza mai rappresentarla.

Dagli scomposti sensi della nuvola/prende forma l'astratto ricomporsi come a osservare la parola "rovesciata" e da qui comprenderne la valenza psicologica nella sua accezione piena, cioè propria dell'anima cerniera tra se stessa e il mondo.

Questo procedere restituisce, stilisticamente, un ritmo duttile che interseca sentieri ora densi di luce, ora adombrati in notti plasticamente rese all'interno di dimensioni oniriche perché così prossime alla veglia.

Adua coniuga la potenza devastante del sentimento individuale a quella altrettanto tragica dell'universale per loro natura votati ad una rocambolesca simbiosi, ad un intreccio fecondo tra intimismo e visione esteriore che raggiunge vertici lirici di notevole impatto laddove ci sono momenti che perfino i fiori/sembrano esplorare i volti,/accordi languidi,/rammentano l'eterno abbraccio della statua/il mazzo eterogeneo dei trifogli bambini/oppure/il bizzarro segreto del non lasciarsi abbandonare/nei momenti ripiegati:/che possa così dire allora che domani sarò spazio/che domani sarò io l'atto vivo del ricreare.

Il sentimento amoroso si innesta all'interno di questa impalcatura di corone che dissanguano lo stelo. Le liriche si fanno canto sottile ma pastoso nell'approccio a una parola distesa sulla tela espressiva ove l'allitterazione nei riflessi felici delle felci è momento voluto, ostinatamente appassionato fino a modulare echi di tempi e spazi che si con-fondono in una resa visiva di notevole impatto.

Allora davvero il poiein pulsa Qui dove la margherita fiore-foglia, luce-devozione/aggiusta un dialogo mai allestito/mentre tu procedi a fianco invece/alludi ancora ad alterne ampiezze/ai confini empi dell'appartenersi.

Le liriche di Adua sono soavi spuntoni di roccia a picco sui mari reali e acque interiori destinate a nutrirsi le une degli altri; a vegliare sulla parola l'incanto di un linguaggio leggiadro e immaginifico: Luna dopo luna sono ancora l'una e l'altra/pietra e terra,/la vincitrice e la sconfitta.

La linea fragile è scrigno di un segnale forte nell'ambito di un territorio poetico in cui la Biagioli Spadi sa muovere passi flautati, non per questo zuccherati e lontani da qualsivoglia tratteggio debole e inconsistente. È una linea trasversale che ci "percorre" integralmente e ci permette di abitare trasparenze consegnandoci un lirismo puro che vive di vita propria nella quale l'uomo di muove e dove ricominciare ha il sottile sapore di ritrovare senso.

(Commento di Cristina Raddavero)