Marco Braico: “La festa dei limoni”, Edizioni Effatà 2011

 

Ho sempre pensato che l’esegesi di un testo letterario, ma anche più semplicemente la stesura di una   considerazione, di una nota critica, debba essere obiettivamente distaccata e asettica, mi verrebbe da dire algida se la fantasia non mi portasse sopra un buon cornetto di gelato. Così ho sempre cercato di comportarmi nelle segnalazioni dei libri su DictaMundi, ma stavolta no, stavolta è diverso e allora… allora penso che sia meglio scrivere direttamente due parole all’autore de La festa dei limoni (Effatà editrice).

               Ecco, potrei dire… “Caro Marco, ti ho visto recentemente su Rai Sport mentre stavi arbitrando la partita tra le ragazze di Pesaro e Parma. Quando le telecamere ti inquadravano, ti ho visto sempre affabile, garbato, di certo sempre sicuro e sorridente. Le ragazze sfilavano gioco e diagonali; bagher e primi tempi, ma lo schermo sembrava in 3d, in primo piano c’eri sempre tu col tuo racconto di vita, la tua battaglia per vincere la Leucemia (la scrivo anch’io maiuscola, come te, per rispetto), le paure, le attese, le sale degli ospedali, gli infermieri e i dottori che vanno e vengono, come le donne di Eliot in The Love Song of J. Alfred Prufrock che «come and go /Talking of Michelangelo». E, sempre sullo schermo, in secondo piano apparivi ancora tu come docente di matematica di liceo, scorrevano le immagini con le tue classi, i bidelli, i colleghi che confondono il computer con le scatole da scarpe, gli allievi, terribili ragazzini che ti avevano soprannominato “Golden Bottom” perché eri sempre rivolto verso la lavagna e alla classe volgevi costantemente le spalle.
               Pesaro e Parma se la stanno giocando palla su palla; Pesaro non è più quella degli scudetti, ma gioca punto su punto. Parma non ci sta, non molla mai…
                Ma ovunque c’era la tua calma, la tua sicurezza e il tuo sorriso. Quando hai saputo d’essere malato di Leucemia hai subito pensato a Lance Armstrong e ti sei detto che se ce l’aveva fatta lui a sconfiggere il cancro saresti riuscito anche tu. Ma Lance io non l’ho mai visto sorridere, al più l’ho visto ghignare… un ghigno neppure tanto buono, un ghigno da stritolare gli avversari. Tu no; tu hai preferito vincere con la forza del sorriso, col profumo giallo dei limoni in un giorno di festa.
                Ci sono libri di ogni specie: alcuni orribili, dopo tre pagine li butti nella pattumiera; altri mediocri ma interessanti, li sfogli qua e là; altri affascinanti e ti ci butti dentro a capofitto, a volte ne resti talmente coinvolto che ci sbatti la testa. A me è capitato con Il giardino dei Finzi e Contini di Bassani e con il Martin Eden di Jack London: li avevo trovati così belli e tremendi da perdermi dentro e averne paura. Non riuscivo a solcare la pagina, ogni pagina era come oltrepassare un portone chiuso, se lo aprivi, non sapevi cosa avresti trovato oltre: il buio? Frankenstein? Il male di vivere? Una donna stronza che ti toglie il respiro e ti fa soffrire?
                Ecco, anche nella tua Festa dei Limoni mi ci sono perso dentro e ne ho avuto paura. Mi sono sentito anch’io come coloro che venivano a trovarti in ospedale mentre lottavi al confine della vita e tu dovevi ancora rincuorarli con parole di conforto perché non si abbattessero troppo. Tu hai sempre e per tutti parole di conforto. E le dici bene, così come le scrivi bene, come le pensi bene, come le vivi bene.
                Sì, non è facile raccontare l’odissea del proprio viaggio nelle tenebre di una malattia; si rischia la banalità, il celebrativo, l’autocommiserazione e, comunque, spesso, una deplorevole débâcle letteraria.
                Pesaro e Parma sono ancora lì; il secondo set è interminabile:punto su punto, siamo ai vantaggi, 29 pari, un allenatore chiama il time-out, vuole riordinare le idee, predisporre schemi per avere ragione e vincere. Ma dimmi, Marco, anche tu hai chiesto time-out alla vita?
                La tua partita la vivi al replay sulla carta, col fermo immagine; scolpisci feedback, memorie, vite e figure che si alternano sulle pagine del libro, momenti che ritornano, che non sai se potranno tornare. I tuoi personaggi escono fuori da una corale d’incontri familiari, scolatici e ospedalieri: li tratteggi in controluce per esaltarne i contorni e l’immagine perché li hai scolpiti nella carta con inchiostro indelebile di pura china;scolpiti allo sguardo di tutti, come le formelle di Lorenzo Ghiberti nella Porta del Paradiso o una terracotta invetriata di Luca della Robbia che resiste, duratura nel tempo. E tutto è garbato, quasi evidente o, meglio, sostenuto; direi, intensamente sostenuto. La tua battaglia con i valori ematologici, poi, è epica. L’affronti a tutto braccio come lo schiacciatore di fascia quando scardina il muro avversario e dirompe con una parallela all’incrocio dei nove metri: emoglobina, piastrine, AST, ALT, GGT, neutrofili… è come ricevere la palla e sapere che sta a te giocartela, sta solo a te metterla a punto. Tu hai saputo far punto, come Lance Armstrong, e altri nomi importanti, oppure come tanti sconosciuti, come la figlia della lava-stiratrice vicino a casa mia, come Arkadij Davydov, che nessuno conosce perché non ha mai vinto nessun Tour di Francia ma camminava, camminava per kilometri per le montagne del Caucaso con dentro una gran voglia di vivere e il colore del cielo negli occhi. Ce l’ha fatta anche lui, parlando nel vento ha saputo sconfiggere il suo terribile male.
                Intanto Pesaro e Parma sono arrivate al tie-break. C’era d’aspettarselo. Volontà tosta, sicurezza nei propri mezzi. Determinazione. La tua determinazione, anche tu sei arrivato al tie-break; un ultimo sforzo e poi è fatta. Basta non mollare mai. Finché la palla è in alto bisogna crederci sempre; c’è sempre una possibilità di recupero.
                Certo, i tuoi allievi di liceo devono avertene avuto di stima e di bene. Ho letto cosa ti hanno scritto durante la tua assenza da scuola. In fondo li invidio, i tuoi allievi, io purtroppo al liceo non ho mai avuto un insegnante di matematica che si facesse amare come te. Ma già erano altri tempi, allora a scuola si andava in giacca e cravatta.
                Ha vinto Pesaro: 16 a 14 ! Ma quanta fatica… ; però, a considerare tutto l’incontro è la squadra che ci ha creduto di più. No, Parma non ha demeritato affatto, ma Pesaro è stata più cinica (fortunata?) nel momento decisivo. La ragazze si abbracciano. Festeggiano. È giusto così, infine hanno vinto. Tu scendi dal palchetto, sei soddisfatto anche tu. Bravo Marco, sai d’aver arbitrato bene. Sempre sorridendo; con garbo e sicurezza.
                E puoi anche essere soddisfatto d’aver scritto un gran bel libro; gonfio d’amore e di luce. Una ventata d’aria fresca. Sono veramente contento che sia già alla quarta edizione in soli due mesi. Leggerlo è un piacere, se ne esce arricchiti dentro (nell’animo) e fuori (nel nostro sociale). E poi la tua generosità nel lasciare i proventi alle Molinette è un ulteriore segno distintivo del tuo vivere il cammino dei giorni.
Con i miei complimenti e il mio affetto
Pier Luigi Coda

P.S. Dimenticavo
                pag. 14 (l’acqua della Costa Azzurra è più chiara e limpida di quella della Liguria di Ponente). Ti sbagli Marco, sono di Imperia, conosco quelle acque da una vita, palmo a palmo. Anche nella Costa Azzurra oggi non sono tanto ben messi. Dipende dal gioco delle correnti e dal posto in cui ti trovi.
                pag. 145 (… e devo dire che i medici delle Molinette sono stati davvero esemplari sia come professionalità che come umanità). Lo confermo in pieno, se non fosse per i medici delle Molinette anch’io ora, forse,  non sarei più qui a raccontare il tuo libro.
                pag 75 (Gesù, ti prego… visto che ci siamo magari ti invito a ripensare ad uno scudetto per l’anno prossimo. Forza Juve…). Ecco, io non potrò mai permettermi di sognare alto. Forse in questo c’è un po’ di invidia, ma ti assicuro che la nostra maglia blucerchiata è lei stessa un bellissimo sogno.