Raffaele Floris: "Senza margini d'azzurro"- Puntoacapo Editore

Che per avere un “margine” si debba smarginare il cielo angusto contro i vetri, che l’atto poetico, il farsi la vita verso implichi il fulgore che solo può nascere dalla scompagine, dal buttare in aria le parole, riprenderle al volo tre le mani come voci che più non si odono, è operazione “leggiadra” come lo spasimo di un respiro mancato quando nel buio dei solai non resta che l’aria soffocata e densa delle cose che hanno il destino di non tornare.

Questo sentire lo sa bene Raffaele Floris nel filtro della memoria espressa sotto forma di impressione pittorica, lieti amari “rumori”, macchie di colore che si stemperano nel bianco delle lenzuola, nel grigiore dell’asfalto, nel peccato di ubris della stagione estiva che si rimette al proprio posto e si invera tra le pagine e i roghi di novembre.

Le Myricae di Raffaele si rivelano nei caratteri originali della sua sensibilità e della sua tecnica espressiva dove non si va per lacrimare istanti e istantanee, ma per fare i conti con il senso misterioso della vita (vuoi dire che ho aspettato/una vita per regalarti fiori?) della gioia, del dolore, della morte in cui tutto scompare senza suono che non sia quello del ritmo del verso talora ricorrendo ad isolate quanto mai efficaci voci dialettali.

La facilità apparente della musicalità di Senza margini d’azzurro non tragga in inganno perché l’insieme  della metrica, dell’uso della lingua espande verso evocazioni di emozioni e sensazioni indefinite e complesse. E’ forse, l’uomo creatura semplice?

Il mondo di Floris resta in qualche modo protetto da se stesso, un piccolo immenso mondo sotto le pensiline.

Nelle immagini il poeta si aggira quasi smarrito e sempre interrogativo anche quando le domande non sono dirette, ma si snodano lungo la direttrice del vento, del volo, della rugiada, Parole fuori moda forse destinate a imprimere giocoforza una tendenza. Quella forte del poetare oggi calibrata tra la contingenza e l’assoluto…come non ravvisare in Floris quelle pascoliane voci di tenebra azzurra voci di passato eco e lume di ricordo.

(Commento di Cristina Raddavero)