«Agenda 2012. Il Patrimonio architettonico dell'Arcidiocesi di Genova», introduzione e testi a cura di Valentina Incardona, grafica di Fernando Primerano, Il Cittadino
Genova 2011 (www.ilcittadino.ge.it).
Dall'introduzione al testo:
«L'Agenda 2012 edita da Il Cittadino–Grafica Buona Stampa propone un itinerario ideale attraverso i luoghi di culto più significativi che si ascrivono al patrimonio architettonico dell'Arcidiocesi di Genova, con particolare attenzione alle sedi parrocchiali dei ventisei Vicariati in cui essa è suddivisa e ai maggiori oratori ubicati nelle aree di sua competenza.
I testi di cui l'Agenda è corredata passano in rassegna complessi ecclesiali di notevole valore artistico e architettonico che si configurano come luoghi emblematici tanto per la storia quanto per la tradizione culturale e religiosa della Diocesi di Genova, tangibilmente radicata sui territori posti sotto la sua giurisdizione ecclesiastica, che annovera in massima parte distretti liguri, ma anche alcune aree piemontesi del cosiddetto Oltregiogo, per quanto concerne numerose comunità parrocchiali sorte nelle zone della Valle Scrivia* e di Gavi.
Già da una visione d'insieme della città di Genova, del suo Centro Storico e dei rioni limitrofi, si apprezza l'immagine di un suggestivo assetto urbanistico ampiamente punteggiato da maestosi e svettanti edifici di culto che si individuano all'interno di un fitto reticolato di palazzi e di strade. E altre chiese torreggiano nei centri abitati extraurbani, contornate da un tessuto edilizio via via più esiguo, mentre altre ancora, magnifici e imponenti prodotti di architettura sacra ovvero minuscole e isolate chiesuole campestri, si distinguono a mezza via fra una costellazione di paesini rurali o sulla sommità di un crinale montano. La Cattedrale di San Lorenzo e altri splendidi edifici religiosi del Centro Storico genovese, incastonati fra un groviglio di caruggi, non meno di molte altre chiese presenti sul territorio sono caratterizzate da un raro fasto architettonico e decorativo, specchio delle culture che hanno attraversato la storia locale, determinato anche dall'influsso dell’oligarchia che detenne il potere economico e politico sulla città di Genova e su alcune aree del Genovesato e del Basso Piemonte.
I testi qui proposticostituiscono spesso soltanto degli spunti in merito a capolavori di architettura cultuale che, talvolta nella convivenza e nella stratificazione di stili differenti, rispecchiano sia le peculiarità espressive con cui, nel susseguirsi delle epoche, è stato concepito il mistero della fede sia i tentativi storici di dare forma allo stesso, nonché lo spirito di elevazione che, nella sua vastità, l'architettura è in grado di comunicare. La storia della comunità cristiana si legge anche attraverso la storia dei luoghi ad essa deputati, ritenuti degni di ospitare il sacro e di perpetuare la liturgia eucaristica: dal solenne rigore degli edifici romanici, passando attraverso la magnificenza rinascimentale e la fortunata stagione dello sfarzo barocco (significativi esempi di quella produzione architettonica e artistica che rese Genova illustre in tutta Europa), fino alla novità di forme post-conciliari moderne e talora ardite, non di rado condotte all'estrema semplificazione simbolica. Oltre a un mistico senso di spiritualità e di raccoglimento, in ogni singola sede di culto della Diocesi si coglie il trascendente insito nelle opere d’arte sacra e, attraverso precisi riferimenti alla Croce, ornamenti allegorici e vertigini luminose, è costantemente evocato il mistero trinitario.
L'affascinante e composito patrimonio diocesano merita di essere apprezzato non soltanto per il pregio delle soluzioni architettoniche e tecnologiche che connotano i complessi ecclesiastici e per l'inestimabile valore del corredo artistico conservato negli stessi, ma anche per la grande rilevanza culturale, storica e antropologica che lo contraddistingue. Un simile patrimonio di straordinaria entità necessita senz'altro di una adeguata tutela conservativa sia dal punto di vista strutturale sia da quello della memoria e della valorizzazione di una ricca tradizione locale di fede, non da ultimo perché, come l'Arcivescovo Angelo Bagnasco stesso ha ricordato, “ogni espressione ecclesiale annuncia la speranza che è Cristo”».
* Fra le realtà parrocchiali appartenenti al Vicariato della Valle Scrivia è presente anche la Chiesa di San Ruffino sorta in località Cerendero (Alta Val Borbera – AL), un edificio storico di origini medievali legato al monachesimo colombaniano, del cui progetto di recupero e di riqualificazione, orientato fra l'altro anche a una opportuna promozione del territorio e a una favorevole ricaduta per la modesta economia della zona, al momento però purtroppo ancora in una fase di inspiegabile quanto preoccupante stasi, il Sito DictaMundigià da diversi anni ha dato ampiamente risalto e comunicazione (si veda in proposito http://www.dictamundi.net/Sanruffino/Chiesacerendero.html).
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