Gianluigi Mignacco: "Il commiato" - Puntoeacapo editore

 

Il romanzo d’esordio di Gianluigi Mignacco consegna alla narrativa del territorio una storia tutta da assaporare nella dimensione tipica che soltanto le suggestioni di una porzione di Italia a cavallo tra due regioni sanno garantire con tanta efficacia. Siamo al confine tra Liguria e Basso Piemonte, una terra aspra e dolce, gioiosa e dolente, teatro di Vita nelle vite, respiro di boschi all’unisono con i suoi abitatori, del passato come del presente o che magari ci tornano, come uno dei protagonisti alla scoperta delle proprie radici, dunque di se stessi.

In questo viaggio nello spazio, circoscritto tra Genova e il mondo alle sue spalle, si dispiega l’operazione narrativa coraggiosa di Mignacco che per 373 pagine riesce a porre in rilievo nello snodo del tempo passato e presente ognuna delle figure centrali del romanzo senza mai un momento di cedimento, senza che un personaggio faccia ombra all’altro, senza che il plasticismo dell’uno vada a discapito dell’altro. Mai. Un intreccio nel quale tutti i protagonisti nella loro presenza scenica sono interscambiabili per quel fascinoso motivo di essere nel tempo e fuori, all’interno e all’esterno di vicende che pulsano in quadri vividi di una Genova “in preda” alla normalità quotidiana così come alla tragedia di eventi climatici ben impressi nella nostra memoria e che Mignacco, va rivivere nelle vie, nei palazzi, in un portone, nel cuore, nella mente.

In questo vortice il passato si alimenta di calore umano mai dimenticato, quello di un mondo travolto dalla tragedia della Prima guerra mondiale e dello scempio emotivo che come fuoco verso il cielo, divora e snatura gli animi, li rende, è il caso di Alfonso, immortali nel tributo pagato al prezzo altissimo della vita che solo le guerre sanno silenziare. Ma forse, no.

La Vita mai si silenzia, dal silenzio che si ricompone nella stesura di un diario, nasce, con le parole in gola, una storia poderosa fasciata nel verde dell’Appennino ligure-piemontese, voce limpida, non banale, tersa come i cieli dell’Alta Val Borbera che sanno “legare” ciò che per sua natura pare conoscere unicamente la scansione passato-presente-futuro. La circolarità del tempo ci fa lettori a 360°, le coordinate sono tre storie in un’unica. La Val Borbera di Mignacco la si può sentire nelle vene anche fuori dal territorio, allora entra dentro il lettore attento che non potrà non ricordare il capolavoro di Poalo Rumiz, La Leggenda dei monti naviganti …. sì perché l’Alta Val Borbera si nutre di mare e amore in contesti che la rendono terra accessibile, perla tra sale e neve, scrigno di un’epoca contadina le cui tracce oggi sono conservate tra le mani di chi, come l’autore, ne fa un luogo di lavoro e di ispirazione.

Ci si congeda da questo romanzo come indicato nel titolo, soltanto per sapervi “tornare”: Il Commiato traspone nella scrittura, la “licenza” che si fa garanzia di un ritorno pavesiano: un paese ci vuole…una Valle ci vuole con i suoi echi lontani capaci d’essere uditi nelle fibre intime di chi conosce bene e rende ragione dell’attaccamento alle proprie radici. Un mondo genuino nell’anima e nella terra, il mondo della ripartenza in tempi che ci costringono a riflessioni e ripensamenti profondi su ciò che è stato, su ciò che è, su ciò di là da venire. Maria, Alfonso, Rosa: noi a spasso nel tempo magico che resta sospeso…questa la cifra di Mignacco che non gioca col tempo, ma ne fa scalpello per modellare pagine incise nella Val Borbera, nei suoi muri, nei suoi boschi, sotto il suo cielo, nella sua identità forte e fragile, presente ed evanescente ad un tempo…un po’ come chi, vivendoci, ogni tanto se ne deve andare, sapendo di ritrovarla sempre ad aspettarlo.
(Commento di Cristina Raddavero)