Franco Montanari (a cura di), «RIMUOVERE I CLASSICI? Cultura classica e società contemporanea», Einaudi Scuola, Torino 2003.

 

«La storia non si può espungere, permea il sistema nervoso di una civiltà, lungo i gangli e i neuroni portatori degli impulsi attraverso i quali una cultura si esprime, fissa i propri contenuti e li comunica. Se non si può espungere, forse sarà meglio conoscerla e capirla».

 

Il volume è nato in seguito alla giornata “Cultura Classica e Società Contemporanea” promossa dall'Associazione Alunni, Ricercatori e Professori della Scuola Normale Superiore e svoltasi a Pisa l'8 giugno 2002. Attraverso il problema dell'attualità dei “classici” sono proposti anche spunti di riflessione in merito alle tendenze manifestate negli ultimi decenni nel campo dell'istruzione ed è ribadita la necessità di una formazione culturale di base, specialmente nei giovani. Le testimonianze raccolte nel testo sono indirizzate in particolar modo alla scuola, «il che vuol dire –  bisogna capirlo bene – alla società nel suo complesso e nel suo profondo», precisa Franco Montanari, Docente di Letteratura greca all'Università degli Studi di Genova, il quale ribadisce che «scuola migliore e maggiore formazione delle persone significa vivere meglio e in una società più civile». Ma «questa convinzione è davvero condivisa? Chi ha nelle mani le possibilità di fare, agisce davvero con questa visione ed è capace di farlo, oppure ha altri scopi?» si chiede poi il Professore, non senza un pizzico di provocazione. Scopo dell'istruzione è quello di migliorare la qualità della vita, attraverso la formazione intellettuale di persone che sappiano «trovare soluzioni dei problemi via via che si presentano e che cambiano... capaci di non farsi spiazzare dai cambiamenti di situazione e dall'affacciarsi di esigenze differenti, personalità flessibili e pronte a trovare soluzioni nuove». Una società economicamente sviluppata ha bisogno di saper comunicare, specie in relazione al costante progredire della globalizzazione e delle esigenze di mercato, di fronte alle quali ognuno dovrebbe essere in grado di compiere scelte consapevoli, arginando il rischio di essere ingannato.
Nel vivere quotidiano si riscontrano innumerevoli riferimenti alla civiltà antica greca e latina. «Non possiamo liberarci dei Greci e dei Latini. E in effetti sarebbe ben strano il contrario», afferma ancora Montanari, «dal momento che queste antiche culture sono le radici da cui è nato e da cui trae nutrimento il nostro presente e il nostro passato, la fonte di linfa vitale dei rami e delle foglie attuali e future del nostro albero».
Come ribadisce Claudio Cesa, un altro degli Autori i cui contributi sono raccolti nel testo, a prescindere dalle materie umanistiche, «per avere un buon livello di istruzione scolastica, occorrono insegnanti preparati e motivati. Elaborare programmi, anche ragionevoli, serve a poco, se poi essi vengono applicati male». Molte «parole d'ordine» attualmente in voga come quella di «autonomia» degli istituti e «il volere la scuola come luogo nel quale si avvii alle professioni sono tutt'altro che nuove», continua Cesa. «Queste parole d'ordine, oggi, segnalano semmai, rispetto al passato la tendenza di chi ha la responsabilità della educazione nazionale a scaricare sulla base, cioè sugli insegnanti, compiti che questi, con le sole loro forze, non sono in grado di affrontare. E si è venuto costituendo un vero e proprio circolo perverso: gli insegnanti di oggi sono il prodotto di questa scuola, e ne sono anche le vittime: sulle loro spalle vengono poste tutta una serie di funzioni che sono sì “educative”, ma che un tempo erano svolte da altri corpi del tessuto sociale... Il professore delle nostre scuole medie, superiori ed inferiori, è stato progressivamente ridotto ad una sorta di impiegato subalterno che deve intrattenere i ragazzi sui più diversi temi. Gli insegnanti oggi particolarmente validi «sono tali per merito loro, e non perché le istituzioni – la scuola come istituzione – li abbia preparati a divenir tali». La cosiddetta «distanza dei “classici” (greci, latini, italiani) dall'oggi può esercitare una funzione liberatrice, mostrando modelli, vicende, prospettive che, per la loro alterità rispetto alla nostra vita quotidiana» possono contribuire a formare una coscienza critica nei giovani. Un'analoga linea di pensiero era già evidente inAntonio Gramsci che, nei suoi «Quaderni dal carcere», scriveva: «non si imparava il latino e il greco per parlarli, per fare i camerieri, gli interpreti, i corrispondenti commerciali. Si imparava per conoscere direttamente la civiltà dei due popoli, presupposto necessario della civiltà moderna, cioè per essere se stessi consapevolmente».
Il testo curato dal Prof. Montanari può considerarsi ancora metodologicamente valido e attuale. Mentre i governi cambiano, lasciandosi alle spalle riforme a cui si sovrappongono altre riforme, i classici restano e la loro affascinante portata resiste nei tempi, consolidando il proprio valore, anche in periodi particolarmente cupi come quello attuale, in cui il gravare di una profonda crisi economica, sociopolitica e dei valori di riferimento incide con nefaste conseguenze sul vivere quotidiano, specie in un clima in cui la cultura si ritrova a essere fortemente penalizzata e, con essa, anche una naturale e doverosa trasmissione dei classici.

(Commento a cura di Valentina Incardona)