Lina Salvi : "Del deserto" - Puntoeacapo edizioni

 

“Qualunque cosa ha un verso”

 

Quando Cristina Daglio due anni fa mi ha donato Del Deserto di Lina Salvi, è stato come mettermi nelle mani una mappa mutevole e definita ad un tempo. Non sono forse le dune montagne mobili? Anime della Terra che si spostano?

Ho conosciuto la sabbia del deserto al piccolo museo della mia vecchia scuola elementare. La maestra conservava in un barattolo di vetro la sabbia del Sahara. Ogni mattina, al mio ingresso a scuola, lo sguardo era catturato da quel minuscolo contenitore che, insieme ad altri reperti, occhieggiava dallo scaffale…

Del deserto l’ombra…

Prima o poi l’avrei saputo/dei due nomi sconosciuti, spalla a spalla/nessuno li vedeva, l’altra faccia/del deserto, quasi un suo rovescio,/ e non c’era più pena/nella terra se non nel ritornare/in un a nuova forma

Tanto mi ci è voluto per dire su Lina, con gli occhi in un deserto… che lontano dall’essere un’area quasi del tutto disabitata, registra molteplici presenze, umane e non, nella loro voce solida, nel nero adamantino.

È  nell’inospitalità del verso che Lina dà dimora allo scorrere dei giorni, del tempo che riceve pochissima pioggia, ma quando cade, è breccia, porta spalancata.

Il deserto è l’unico bioma nel quale la pioggia può mancare per anni. La poesia di Lina Salvi è l’acqua che vi cade sopra.

Del Deserto è cerniera tra caldo e freddo, sorgente e secca. E’ zona ristretta, magari non intenzionalmente dichiarata, oasi dove sostare non certo per compiacersene, piuttosto per perimetrarla nel volo di un corvo nero, del corpo che non mente ripari…

Guai poi banalizzare l’operazione di desertificazione di Lina che con mano abilissima dosa la polvere del deserto facendola scorrere nelle vie della città, sulle montagne, lungo i torrenti alla stregua degli artisti che con la sabbia disegnano volti e paesaggi… lanciano messaggi.

Ebbene, occorreva questa sabbia per coagulare la liquidità del mondo, occorreva il granulo di polvere che non si può contare per accostare l’uomo alla dis-misura, dentro il giardino di Napoli, in un bosco, dalla finestra del Rifugio Re Alberto.

(Commento di Cristina Raddavero)