Elizabeth Taylor, «Angel», Neri Pozza Editore, Vicenza 2007
I luoghi sono quelli della provincia inglese, dalle tinte livide e fumose. La protagonista è Angel Deverell, donna altera e scontrosa, che l'Autrice tratteggia nell'arco di un'intera esistenza in cui una repentina ascesa sembra ravvivare le sorti di un irrimediabile anonimato, per poi infine cedere il passo al più desolante declino.
Acume e ironia sono i punti di forza della narrazione e lo stile, estremamente asciutto e rapido, riesce a modellare periodi fluidi e accattivanti. I personaggi sono presentati con toni vividi e il loro carattere è ritratto, a tutto tondo, in un gioco di ombre e luci che ne evidenzia ogni particolare.
Le vicende ruotano attorno a Paradise House, una villa nobiliare dove, fin da bambina, Angel proietta sogni e fantasie, finché non ne diverrà realmente la proprietaria in una vita di agi. E proprio la fantasia avrà grande parte nella carriera letteraria, ma anche nella quotidianità della giovane Angel, fino a costituire quel suo mondo privato attraverso cui fuggire la realtà. Il suo animo ombroso ed esigente non le darà mai tregua e, col passare del tempo, la sua indole, volitiva per natura, diverrà autoritaria al punto da soffocare quasi tutti i gesti di amicizia o di mera umanità dimostrati da parte di chi le sta attorno. A poco a poco Angel rimarrà sola, riscuotendo compassione e reticenze persino dalle persone più care. Anche il sogno dell'amore per l'affascinante Esmé, pittore tanto promettente quanto irresoluto, in massima parte rimarrà tale, e anche nel rapporto di coppia la donna non rinuncerà a trincerarsi nelle fantasticherie e in una propria visione dei fatti. Fino alla fine quello di Angel sarà un delirio grottesco e compiaciuto, ricco di senso tragico e di una maestosità pressoché teatrale.
(Commento di Valentina Incardona) |