Valentina Incardona (a cura di), «Tito Livio Frulovisi. Claudi duo. Edizione critica, traduzione e commento», Teatro umanistico (Collana diretta da Stefano Pittaluga e Paolo Viti), SISMEL – Edizioni del Galluzzo, Firenze 2011.

 

Seconda delle sette commedie scritte in latino dall’umanista Tito Livio Frulovisi, i Claudi duo furono rappresentati a Venezia nel 1433. La genesi dell’opera, ambientata a Ravenna, è legata all’attività di insegnante che l’autore svolse nella prima metà del Quattrocento nella città lagunare e, oltre a manifestare una chiara finalità pedagogica e morale, rappresenta l’esito dell’impegno filologico di Frulovisi nella ripresa di forme, strutture e contenuti dellapalliata, ma anche della tradizione classica in senso più ampio, fino a riecheggiare, in ambito greco, opere di Aristofane e di Luciano di Samosata. Interessante per quanto concerne la sua messa in scena, la commedia costituisce una tappa significativa nella storia del teatro, in quanto fu una fra le prime opere teatrali umanistiche a essere pubblicamente rappresentata. La riflessione di carattere etico presente nei Claudi duo, di cui è indizio il titolo stesso, che fa riferimento alla caratteristica fisica di due personaggi presenti nella commedia, ovvero la zoppia, intesa, in senso traslato, come una sorta di devianza morale, si sviluppa nel corso di una dissertazione sul problema della ricchezza, che termina con l’esaltazione della virtù. Nei Claudi duo sono presenti gli elementi tipici delle commedie umanistiche del Quattrocento, gli stessi che in seguito hanno caratterizzato la tradizione teatrale europea, a partire dalle commedie erudite cinquecentesche: l’influsso della commedia classica, specie della palliata di Plauto e Terenzio, la tradizione medievale riversatasi nella novellistica e nel teatro e i fenomeni della vita reale. Il testo critico proposto, corredato di una traduzione italiana, di un commento continuo e preceduto da una introduzione in cui si dà conto delle caratteristiche strutturali e formali dell'opera, si basa sull’unico manoscritto pervenutoci, databile al XV secolo, e sull’editio princeps, priva di traduzione, prodotta dallo studioso inglese Previté-Orton nel 1932.

L'Umanista Tito Livio Frulovisi nacque a Ferrara intorno al 1400; nei primi anni del XV secolo si trasferì a Venezia, città in cui seguì tra l'altro le lezioni di Guarino Veronese e, dopo aver conseguito il titolo di notaio a Padova, svolse l'attività di insegnante e compose la maggior parte delle sue commedie in prosa, rappresentate in occasione di festività scolastiche. Dopo il 1435, a causa delle polemiche suscitate dalla messa in scena di tali opere in ambiente veneziano, egli lasciò le proprie occupazioni e iniziò a peregrinare attraverso l’Italia e l’Europa. Nello stesso anno Frulovisi dedicò a Leonello d’Este il De republica, un trattato politico in forma dialogica che gli ha garantito un posto di rilievo fra gli scrittori politici umanistici e rinascimentali. Giunto in Gran Bretagna, egli incrementò la propria produzione letteraria e si trattenne anche alla corte di Humphrey duca di Gloucester, bibliofilo e mecenate, zio di Enrico VI d’Inghilterra. Dopo diverse vicissitudini, per lo più imputabili al suo carattere particolarmente spigoloso e insofferente (che pure non mancava di curiosità, intraprendenza e risolutezza), l'autore ottenne un'abilitazione in arti e medicina a Tolosa; esercitò quindi la professione di medico, dapprima a Barcellona e successivamente a Venezia, dove fece ritorno ed è probabile che rimase sino alla morte, avvenuta forse intorno al 1463.

Del genere teatrale sviluppatosi in epoca umanistica ci è pervenuto un corpus di opere, in parte ancora inedite o pubblicate in edizioni cinquecentine, del quale non è stata ancora realizzata un’edizione complessiva. La collana «Teatro umanistico» diretta da Stefano Pittaluga (Ordinario di Letteratura Latina Medievale e Umanistica presso l'Università degli Studi di Genova) e Paolo Viti (Ordinario di Filologia Medievale e Umanistica presso l’Università degli Studi di Lecce) si prefigge lo scopo di colmare tale lacuna, pubblicando edizioni critiche dei testi corredate di introduzione, traduzione italiana e commento, basate su rigorosi criteri filologici che permettano un'analisi esaustiva delle peculiarità formali, linguistiche e contenutistiche del genere.


(Nota di Valentina Incardona)